Stare Mesto

l quartiere che si affaccia sulla riva destra della Moldava nacque in epoca medievale con l’insediamento di diversi nuclei abitativi di varia nazionalità, ai quali nel 1230 re Venceslao I concesse lo status di cittadinanza e il diritto a innalzare una propria cinta muraria. Nel corso dei secoli Staré Mèsto crebbe di importanza, fino ad accogliere i vari poli di attrazione cittadini: da quello economico con il mercato a quello religioso con il quartiere realizzato dai gesuiti nel X-VII secolo, da quello politico con il municipio a quello culturale con l’università fondata da Carlo IV nel 1348. Fin dalle origini di Staré Mésto il centro del quartiere fu costituito dalla piazza della Città Vecchia; cuore di Praga nonché memoria dei grandi avvenimenti storici della Boemia, è molto cara ai cittadini che la idealizzano come simbolo della resistenza contro le oppressioni straniere che si sono succedute nella millenaria storia della città.

Per tutta l’epoca medievale fu la sede del mercato di Staré Mèsto e punto di transito principale della cerimonia di incoronazione dei boemi: il percorso d’incoronazione, la cosiddetta ‘via reale’, collegava i due castelli cittadini passando lungo l’attuale ponte Carlo. Nel 1422 vi fu giustiziato il prete hussita Zelivsky che assaltò il municipio cittadino dando il via alla rivolta hussita; nel 1437 vi fu decapitata un’altra sessantina di seguaci; nel 1458 fu incoronato re di Boemia Jiri di Podébrady, sotto il quale il regno toccò uno dei momenti di massimo splendore; un’altra sanguinosa esecuzione di massa fu compiuta nel 1621 da Ferdinando II nei confronti di una trentina di ribelli antiasburgici. Nel secolo scorso la piazza fu teatro di imponenti manifestazioni: nel 1918 a favore della democratizzazione della Cecoslovacchia, nel 1945 per festeggiare le truppe sovietiche che liberarono la città, nel 1968 la folla lanciò bottiglie molotov contro i carri armati del patto di Varsavia che soffocarono nel sangue la Primavera praghese; infine fra il 1988 e il 1990 nella cosiddetta rivoluzione di velluto la popolazione gremì la piazza più volte fino a ottenere uno statuto più democratico.

Al centro della piazza si staglia la statua di Jan Hus, gruppo bronzeo di Ladislav Saloun inaugurato il 6 luglio 1915 in occasione del 500° avversario dalla morte del grande riformatore religioso: alla base della statua, dove è incisa la frase “la verità vincerà, e tutti i oggi i cittadini depongono corone di fiori. Attorno sorgono splendidi edifici di epoca posteriore: la gotica casa alla Campana di Pietra, casa-torre realizzata alla metà del XIII secolo, fu trasformata più volte per mezzo di aggiunte e modifiche in stile barocco e oggi, riportata allo stile gotico originario, è sede di esposizioni d’arte, conferenze e concerti musicali; il palazzo Goltz-Kinsky di colore rosa fu realizzato nel 1755-1765 dall’architetto italiano Anselmo Lurago in stile tardobarocco e subì successive aggiunte di elementi rococò, come gli stucchi alla sommità delle finestre, i due timpani triangolari e le otto statue mitologiche all’altezza dell’attico. Oggi il palazzo ospita la collezione di arte grafica della Galleria Nazionale con esposizioni o permanenti e temporanee.

La struttura ha subìto danni irreparabili per i bombardamenti della seconda guerra mondiale e la ritirata delle truppe tedesche dopo l’insurrezione popolare del 5 maggio 1945; a ricordo di questi episodi vi sono uno spazio verde e una cassetta incastonata fra i muri del municipio, riempita con la terra portata a Praga dal passo Dukla, dove i tedeschi furono respinti dalle forze congiunte degli eserciti cechi e sovietici. Altri elementi commemorativi sono una targa in bronzo con due spade incrociate, 27 croci, una corona di spine in ricordo dei capi della rivolta hussita protestante decapitati nel 1621 dopo la battaglia della Montagna Bianca, un busto di Jan Zelivsky. Meritano una visita la sommità della torre, che regala un bel panorama sulla città, la sala del Consiglio con i ritratti di tutti i sindaci e la cappella gotica.

L’interno del municipio è arricchito nella sala dei Mosaici dagli affreschi allegorici della città e della principessa Libuse, la mitologica fondatrice di Praga; nei sotterranei sono visibili le ampie prigioni che denunciano le origini gotiche dell’edificio e che recano ancora visibili i nomi dei prigionieri reclusi nel corso dei secoli. Fra le sale più importanti, quella dove Jiri di Podébrady fu incoronato re di Boemia nel 1458 e dove all’inizio del secolo scorso fu aggiunta una veduta della città ripresa dalla sommità della collina di Petrin; la sala municipale tardogotica decorata con gli stemmi delle corporazioni cittadine; la cappella gotica al primo piano della torre (metà del XIV secolo) quasi completamente rifatta dopo l’ultimo conflitto mondiale. L’Orologio astronomico (Orloj) fu portato a termine intorno al 1410 dal maestro orologiaio Mikulas di Kadan e perfezionato nel 1490 dal maestro studioso di astronomia del Carolinum.

Secondo la leggenda il maestro Hanus fu accecato perché non riperesse altrove il capolavoro realizzato a Praga ma per vendicarsi appena prima di morire si fece accompagnare alla torre dove distrusse il meccanismo che rimase così fermo un Secolo, fino alla metà del XVI secolo quando fu riparato da Jan Táborsky. Molto interessante è la sfera astronomica, nella quale il quadrante superiore indica l’ora, il giorno, il mese, la temperatura a Mosca, i movimenti del sole e della luna. Il movimento, che mostra ancora la terra al centro dell’universo, funziona perfettamente da 500 anni. Intorno al doppio quadrante, incorniciato in un’edicola in stile tardogotico, si dispongono le figure dell’arcangelo Michele, dell’aquila e di una scimmia, secondo la tradizione medievale riconducibile all’equinozio.

A ogni ora fra le otto dei mattino e le nove di sera una serie di figure si anima e ripete da cinque secoli la stessa scena, con l’uscita dello scheletro della Morte con una clessidra in mano, la comparsa delle figure del Cristo e dei dodici apostoli all’apertura delle finestre fino al rintocco delle ore. La scena è completata dalle figure di un avaro che fruga nella propria borsa, di  un vanitoso che si specchia, di un turco che scuote la testa a simboleggiare la paura, di un filosofo e di un astronomo. Il quadrante superiore è policromo per indicare i diversi momenti della giornata: il giorno blu, l’aurora e il tramonto marrone e la notte nera. Sul quadrante il cerchio solare e quello lunare ruotano grazie al movimento di un disco eccentrico. Nel quadrante inferiore il calendario reca lo stemma della città, opera del XIX secolo, i dodici segni zodiacali e i dodici mesi, ognuno legato a una diversa attività agricola. L’originale del quadrante dei mesi, opera di Josef Mánes, si trova nel museo storico della città di Praga che offre anche un’ampia panoramica della storia economica e culturale della città. La piazza Vecchia è dominata dalla chiesa di Maria Vergine davanti a Tyn dalle guglie vertiginose, realizzata nel 1365 nel punto in cui in precedenza sorgeva una chiesa romanica e oggi fra i simboli più importanti della Praga gotica.

Si tratta di un pregevole esempio di gotico monumentale, con due campanili gemelli di 80 m di altezza ultimati fra il 1469 e il 1511 cui furono aggiunte quattro torrette angolari sulle cuspidi per controllare il quartiere dall’alto. Il nome della chiesa deriva dal mercato di Tyn ai piedi del tempio. Nel corso delle rivolte hussite fu il punto di ritrovo degli utraquisti boemi; il termine utraquisti, dal latino utraque (entrambi), indicava i seguaci di Jan Hus che sostenevano la necessità di onorare il sacramento della comunione con il pane e con il vino. Il timpano originale, realizzato nel XIV secolo con una scultura della Passione di Cristo opera di Petr Parler, si trova alla Galleria Nazionale del castello. Nel 1460 il re Jiri di Podébrady fece aggiungere alla facciata una statua che lo raffigurava accompagnata da un calice d’oro in ricordo della propria incoronazione; dopo la vittoria delle forze cattoliche nella battaglia della Montagna Bianca nel 1620, la statua fu sostituita da quella della Madonna e il calice fuso e usato per realizzare l’aureola, lo scettro e la corona della Vergine.

L’interno della chiesa, originariamente gotico, fu parzialmente modificato in stile barocco dopo l’incendio che nel 1679 causò il crollo delle volte; in seguito furono aggiunti nuovi altari ed elementi decorativi  per smorzare lo slancio verticale tipico dell’arte gotica. La chiesa a tre navate ospita tre presbiteri, un coro barocco con imponenti altari (l’elemento centrale è decorato da dipinti della metà del VII secolo raffiguranti l’Assunzione di Maria e la Santa Trinità), il gruppo scultoreo del Calvario realizzato nel XV secolo, un fonte battesimale gotico in stagno risalente al 1414, un baldacchino tardogotico in prossimità della tomba del vescovo Lukian Augustin opera nel 1493 di Matthias Rejsek, alcune pale d’altare di Karel Skreta della metà del XVII secolo e la tomba di Tycho Brahe (1546-1601), l’astronomo danese alla corte di Rodolfo 11.

Accanto alla tomba si trovano le scritte “essere più che apparire” e “non la potenza, non la ricchezza, solo l’arte è eterna’ L’ingresso nella chiesa avviene attraverso la scuola parrocchiale di Tyn , caratterizzata da un porticato gotico e dalla facciata rinascimentale curvilinea. Proseguendo la visita si giunge al cortile doganale rinascimentale di Tyn, circondato da antiche case, con la loggia decorata a scene bibliche e mitologiche, e all’adiacente chiesa di san Giacomo in stile barocco con la facciata decorata con stucchi di Ottavio Mosto del 1695 Originariamente romanica, fu costruita nel 1232 per l’ordine dei minoriti e, dopo un rifacimento gotico fu raggiunta dal tremendo incendio che devastò il quartiere nel 1689.

All’inizio del  XVIII secolo l’interno subì importanti trasformazioni e l’aggiunta di elementi decorativi atti a esasperare le linee slanciate dalll’originale impianto gotico: notevoli le volte con affreschi di Franz Maximiliam Vogt, la tomba barocca del primo re Boernia Jan Vratislav di Mitrovice realizzata nel 1716, un gruppo scultoreo allegorico con le figure del Tempo e del Dolore a simboleggiare il trapasso e un curioso braccio umano che per la leggenda sarebbe stato mozzato a un ladro, reo del tentato furto dei tesori della Vergine. La chiesa di san Nicola, realizzata alla fine del XIII secolo a fianco dell’antico monastero benedettino e ricostruita fra il 1732 e il 1735 in stile barocco su progetto di Kilian Ignaz Dientzenhofer come centro del movimento hussita; dopo la soppressione dell’ordine benedettino slavo nel 1785 fu adibita a sala da concerti fino al 1871, quindi passò sotto il controllo della chiesa ortodossa russa e dal 1920 è il tempio della chiesa hussita cecoslovacca.

L’edificio, di colore bianco, è un pregevole esempio di stile tardobarocco con una facciata monumentale, una coppia di torri laterali e una cupola centrale di forma ottagonale; all’interno sono ricavati quattro vani ellittici che ospitano opere interessanti, come le sculture di Antoni Braun, preziosi affreschi a soffìtto di Peter Asam il Vecchio e un lampadario in cristallo della fine del XIX secolo. Nelle vicinanze si trova la casa natale di Franz Kafka, oggi adibita a museo.

Percorrendo via Celetná, strada di origine medievale oggi quasi interamente pedonale che un tempo correva lungo il tracciato della via Reale dalle mura alla piazza del mercato nel cuore di Staré Mèsto, si ammirano palazzi gotici, barocchi e romanici, alcuni dei quali sono stati riattati nel corso del X-VIII secolo con l’aggiunta di facciate barocche: al civico 2 la casa Sixt von Ottersdorf, al civico 12 palazzo Hrzán, al civico 17 casa Menhart, al civico 20 palazzo Buquoy, sede universitaria insieme all’adiacente casa dell’Avvoltoio, al civico 23 la casa di Salomone, al civico 31 palazzo Pachtovs4, al civico 36 la casa alla Zecca, con una balconata retta da ampi talamoni, e al civico 34, in prossimità della piazzetta Ovocny Trh sede dell’antico mercato della frutta, la famosa casa alla Madonna Nera, uno dei principali edifici cubisti della città realizzato nel 1912 da Josef Gocár.

Sulla piazzetta del mercato affacciano anche un teatro barocco e una delle sedi dell’università Carolinum: il teatro degli Stati Generali inaugurato nel 1783 con un palco in legno sostituito nel 1859 da un altro in ferro per via dei frequenti incendi in città, ospitò la prima rappresentazione del Don Giovanni di Mozart nel 1787; l’Università di Praga, la prima università dell’Europa centrale fondata il 7 aprile 1348 da re Carlo IV, ha un bel bovindo in stile gotico voluto nel 1383 da Venceslao IV. Anche il Carolinum fu parte attiva della vita politica del Paese, spinto dal rettore Hus, limitò i diritti degli studenti tedeschi tanto da costringerli a emigrare all’università di Lipsia. Jan Hu divenne allora rettore dell’ateneo finché nei 1412 fu costretto a fuggire dalla direzione del collegio cattolico gesuitico che assunse la direzione dell’università cambiandone il nome fino al 1918. L’edificio fu modificato in stile barocco nel 1718 e riportato poi allo stile gotico nel secolo successivo.

La piazza Mariánke Náméstí, che ha riacquistato il nome originario solamente nel 1990 dopo essere stata a lungo intitolata al sindaco praghese Václav Vacek, all’epoca della controriforma cattolica ospitò la chiesa di santa Maria dell’Acquitrino, importante luogo di culto. Sul lato orientale sorge la casa municipale, forse il miglior esempio di art nouveau praghese, con la statua del rabbino Lów, che creò il mitico Golem. Costruita negli anni 1904-12, fu decorata da Novák. La facciata è in puro stile floreale decorativo, all’interno si trovano ristoranti, caffè, uffici e la decoratissima sala Smentana adibita a concerti.

Il monastero di Sant’Agnese, un po’ discosto dal traffìco e dalla calca del centro, offre una quiete incantevole. E’ un esempio di architettura gotica dichiarato monumento nazionale per la sua importanza storico architettonica. La costruzione ebbe inizio nel 1234 per volontà della principessa Agnese che lo dedicò alle clarisse; si aggiunsero nel tempo altri edifici, dal monastero dei minoriti nel 124o, alle chiese di santa Barbara, San Francesco, con l’attiguo monastero dei francescani, e san Salvatore, probabile mausoleo dei re Premyslidi. La chiesa di san Salvatore fu eretta dai gesuiti fra il 1578 e il 1601 in stile rinascimentale, e subì le successive aggiunte di Carlo Lurago e di Francesco Caratti nel XVII secolo. Oggi, dopo un lungo restauro, il complesso ospita una pregevole collezione di pittura ceca del XIX secolo.

Fra le stradine e le viuzze di Staré Mèsto e lungo la pedonale via Karlova che conduce al ponte Carlo verso Malá Strana, si trovano altri gioielli dell’architettura praghese come il palazzo dei Clam-Gallas, un tempo residenza del vice ré di Napoli e maresciallo di Boemia e oggi sede dell’Archivio; costruito in stile barocco fra il 1713 e il 1719, ha quattro ingressi decorati da giganti in pietra, opera.

Su uno slargo della Karlova sorge il Klementinum, antico collegio gesuitico costruito nel cuore di un quartiere un tempo interamente governato dai gesuiti, chiamati a Praga nel 1556 da Ferdinando I, incoronato re di Ungheria, perché portassero il cattolicesimo nel Paese. Dopo la soppressione dell’ordine alla fine del XVIII secolo, il complesso passò all’università Carolina. I gesuiti assunsero immediatamente la gestione della chiesa di San Clemente e oggi sede del culto ortodosso greco-uniate, fecero demolire un intero quartiere per far posto al complesso architettonico del Carolinum e agli edifici annessi, fra i quali tre chiese. Il Klementinum fu completato solo nel 1748 e oggi si presenta come una serie di strutture che si sviluppano intorno a cinque cortili, in uno dei quali si erge la statua dello Studente praghese che commemora la partecipazione studentesca alla difesa della città contro gli attacchi svedese nella guerra dei trent’anni; la facciata è arricchita da molti stucchi e da busti di imperatori romani.

Fra gli spazi interni principali, la sala della Biblioteca dei gesuiti in stile barocco, decorata con affreschi che raffigurano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, la sala Mozart caratterizzata da decorazioni rococò, la cappella degli Specchi oggi sede di concerti di musica da camera. La biblioteca Nazionale custodisce oltre 5 milioni di volumi oltre a preziosi manoscritti. Sulla piazza dei Crociferi realizzata alla fine del XVI secolo come punto di passaggio per la cerimonia di incoronazione del re di Boemia all’imbocco del ponte Carlo, affacciano la chiesa di san Salvatore, edificata dai gesuiti fra il 1578 e il 1601 in stile rinascimentale con successive aggiunte dell’inizio del XVIII secolo a opera di Carlo Lurago e di Francesco Caratti, e la chiesa di san Francesco ai Crociferi, appartenente all’ordine religioso dei cavalieri della croce rossa nato per dare assistenza ai malati durante le crociate; costruita a croce greca alla fine del XVII secolo al di sopra di un precedente edificio gotico come dogana all’inizio del ponte, è caratterizzata da una facciata decorata con le statue dei santi protettori della Boemia e da una cupola affrescata con il Giudizio universale realizzato nel 1722; a fianco della chiesa la colonna dei Viticoltori è sormontata da una statua di San Venceslao. Il quartiere di Staré Mésto ospita anche una serie di edifici che risalgono al periodo della predicazione protestante di Jan Hus, dalla chiesa di Sant’Egidio in via Husova, eretta in stile gotico fra il 1339 e il 1371 su un precedente edificio romanico e utilizzata poi dagli utraquisti, che vi tenne le proprie prediche; in un secondo momento, dopo la vittoria cattolica nella battaglia della Montagna Bianca, nel 1625 Ferdinando Il donò la chiesa ai domenicani e nel 1733 Frantisek Spacek la trasformò secondo lo stile barocco in voga; gli affreschi prospettici all’altezza delle volte furono realizzati da Wenzel Lorenz Reiner (Glorificazione dell’ordine dei domenicani), che fu poi sepolto nella chiesa.

A fianco vi è una birreria tipica, la Pivnice U Zlatého Tygra. La chiesa di San Martino sul muro che prende il nome dall’antica cinta muraria ospitò per la prima volta nel 1414 il rito hussita, che prevedeva la comunione con il pane e il vino. Sulla piazza di Betlemme affaccia la cappella omonima edificata alla fine del XIV Secolo, dove un tempo si trovavano la sacrestia e le stanze di Jan Hus e dove questi iniziò predicare fra il 1402 e il 1413, prima che nel 1661 il luogo sacro passa., se ai gesuiti e fosse poi distrutto nel 1786 dopo la soppressione dell’ordine. Oggi si ammira la copia della cappella originale degli anni Cinquanta. Sulla piazza affaccia un insieme di edifici gotici che nel XX secolo; oggi è sede di un museo etnografico che fa parte del museo Nazionale.

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