Mala Strana

Il cosiddetto ‘lato piccolo’ di Praga, ai piedi della collina di Hrad sulla sponda sinistra della Moldava di fronte a Stare Mésto, si sviluppò nel XIII secolo sotto re Otakar Premysl che vi favori l’insediamento di una forte comunità tedesca, ma nel corso del tempo fu più volte rifatto e abbellito. In età medievale nella zona vissero e lavorarono commercianti e artigiani; a seguito, di vari incendi, in particolare quello del 1541, le costruzioni più antiche in legno e i numerosi edifici distrutti furono sostituiti da nuovi palazzi rinascimentali. Carlo IV incentivò lo sviluppo di Malà Strana, ma il quartiere assunse l’impronta che conserva ancora oggi in età barocca, quando accolse la ricca borghesia e le famiglie nobili della regione, specialmente dopo la vittoria dei cattolici sui protestanti nella battaglia della Montagna Bianca del 1620. Dominata dalla chiesa di san Nicola, il ponte Carlo, soprannominato il “viale delle statue”, unisce i due quartieri che si fronteggiano sulle rive opposte della Moldava, ovvero il centro economico di Malá Strana e quello politico di Staré Mèsto.

Preceduto fra il X e la metà del XII secolo, dal ponte Judith, di legno e in stile romanico, sostituito a propria volta dal ponte Judita realizzato in pietra e distrutto da una piena della Moldava nel 1357, l’attuale ponte fu voluto da Carlo IV. Iniziato nel 1357 dal maestro Jan Ottl e terminato da Petr Parlér, l’architetto della cattedrale di san Vito, solo nel 1402, sotto il regno di Venceslao IV divenne il punto di transito più importante lungo la via Reale. Si chiamò ponte di Pietra fino alla seconda metà del XIX secolo, quando fu dedicato al sovrano. A causa di alluvioni e danni, nella sua lunga storia il ponte subì vari interventi di restauro, l’ultimo dei quali nel 1975. Il ponte, riservato ai pedoni, è costituito da blocchi in arenaria, è lungo 515 m e largo 10, ha due possenti torri alle estremità e si regge su 16 pilastri su cui poggiano 30 statue barocche di grande pregio, realizzate fra il 1706 e il 1714, sul modello del ponte, Sant’Angelo a Roma da famosi artisti del Paese a rappresentare la popolazione praghese in processione.

Nella bella stagione il ponte si affolla di artisti, musicisti e bancarelle, lungo tutto l’arco dell’anno regala uno dei panorami più belli della città, dai tanti ponti sulla Moldava agli isolotti in mezzo al fiume, come l’isola dei Tiratori, l’isola degli Slavi e l’isola Kampa. Le statue esposte sono solo copie fedeli, gli originali sono conservati al museo Nazionale. Fra gli esemplari di spicco sotto il profilo artistico, la statua dedicata a san Giovanni Nepomuceno, posta sul ponte nel 1683 e la sola in bronzo, commemora il personaggio storico martire della chiesa contro riformata. La leggenda ha più versioni: dopo aver subito il taglio della lingua, Jan sarebbe stato gettato nel fiume nel 1393 per aver mantenuto il silenzio alle richieste di re Venceslao IV di riferirgli quanto la moglie diceva in confessionale; oppure sarebbe stato buttato dal ponte nel 1398, reo di aver disquisito sul diritto ecclesiastico con il re.

Ma la storia dice ben altro: Jan Nepomucky era il vicario e non il confessore del re, del quale fu sempre strenuo oppositore; mori in seguito alle torture (senza taglio della lingua) e nel fiume fu gettato cadavere. La statua di santa Lutgarda, in arenaria come quasi tutte le altre, è un pregevole esempio di arte barocca e rappresenta un’allegoria della grazie e della misericordia, con il Cristo in croce che concede alla santa di baciargli le ferite. Altre statue rappresentano sant’Ivo, santa Ludmilla, santa Barbara, santa Elisabetta, santa Margherita, san Francesco Saverio con le allegorie delle quattro parti del mondo, san Francesco Borgia, san Giovanni di Malta, san Gaetano e san Guido.

Presso le rive della Moldava la torre di Staré Mèsto, edificata sull’accesso orientale del ponte nel 1391 dal grande architetto Petr Parlér in stile gotico e modificata con aggiunte in epoca rinascimentale, nel XIV secolo faceva parte delle fortificazioni cittadine del ponte Judita che anticamente cingevano il quartiere di Staré Mèsto. Il lato orientale della torre presenta gli stemmi di tutti i Paesi un tempo governati dalla dinastia dei Lussemburgo, oltre allo stemma dell’imperatore del sacro romano impero e al Martin Pescatore, simbolo personale di Venceslao IV. il primo piano della torre ospita le statue assise in trono di Carlo IV e Vericeslao IV e di san Vito, san Sigismondo e sant’Adalberto, protettori nazionali. E’ consigliabile salire sulla cima per ammirare il panorama e visitare la mostra di strumenti musicali all’interno del corpo di fabbrica. Appena sotto il ponte, scendendo le scale sulla sinistra, ci si trova sull’isola di Kampa – separata da Malá Strana dal ruscello del Diavolo – sulla qua- le poggiano quattro piloni del ponte e dove un tempo sorgevano numero- si mulini ad acqua, dei quali rimangono pochi resti. Un tempo Kampa era quasi interamente paludosa e solo nel XV secolo iniziarono i lavori di bonifica che la portarono allo stato attuale. L’isola conserva un grande fascino e un’atmosfera particolare, con le sue piccole case e un grande parco sorto dall’unione dei vari giardini di palazzi nobiliari, tanto da meritare il titolo di Venezia di Praga. Sull’isola una statua di Rolando realizza- t2i nel 1884 indica il confine amministrativo fra Malá Strana e Staré Mèsto, la prima governata secondo le leggi di Magdeburgo, la seconda da quelle di Norimberga.

Molto interessanti i nomi delle abitazioni private, come la casa al Grappolo d’Oro, la casa al Leone d’Oro, la casa alla Volpe Azzurra. I ti estate gli artigiani che lavorano la ceramica espongono i propri manufatti. La chiesa di san Giovanni al Bucato risale al XII secolo e prende il nome dal luogo presso il quale un tempo si riunivano le lavandaie. Il centro del quartiere è costituito dalla grande piazza di Malá Strana, lunga 250 m e larga 150 con un tratto in leggera pendenza, al termine della via Reale, dove fino all’inizio del seco- lo scorso sorgeva una statua del maresciallo Jan Josef Radecky, tristemente noto in Italia per le feroci repressioni delle sommosse popolari antiasburgiche. Sulla piazza affaccia la chiesa di San Nicola a Malà Strana, la principale del quartiere, che divide il grande spazio pubblico in due piazze più piccole. Costruito dai gesuiti su un preesistente edificio gotico, è uno dei migliori esempi di stile barocco cittadini: la facciata a due ordini con le statue dei padri della Chiesa e con lo stemma del conte Kolovrat fu realizzata nel 1710 dai maestri della bottega di Jan Bendrích Kohl; il campanile alto circa 80 m, opera di Anselmo Lurago, fu innalzato nel 1756 e la cupola risale al 1737-1752 su progetto di Kilian Ignaz Dientzenhofer. L’interno, arricchito con affreschi, stucchi, statue, coro e pale, crea un effetto di vera magnificenza; la navata centrale, le cappelle laterali e le volte furono realizzate fra il 1704 e il 1711 da Christoph Dientzenhofer.

La struttura architettonica della chiesa si basa su elementi di forma ellittica e circolare, che interagiscono a formare un tutt’uno molto armonico, e sull’illusionismo prospettico tipico del barocco mitteleuropeo: in particolare il coro, di piccole dimensioni, per un gioco di prospettive risulta proporzionato alle grandi dimensioni esterne dell’edificio. Notevoli il pulpito con decorazioni dorate, le tre allegorie della Fede, dell’Amore e della Speranza e la Decapitazione di Giovanni Battista. Gli affreschi hanno proporzioni considerevoli, per un totale di ben 1500 metri quadri di superficie, e sono autentici capolavori del barocco europeo: quelli della navata centrale furono realizzati intorno al 1760 e rappresentano scene cariche di prospettiva raffiguranti le vite di San Nicola e del vescovo di Myrra, venerato come esempio di giusta amministrazione; il Giudizio Universale  della cupola di Frantisek Xaver Palko risale alla metà del XVIII secolo. L’imponente organo realizzato da Thomas Schwarz nel 1745 fu suonato anche da Mozart durante il suo soggiorno praghese. Sul lato orientale della piazza affacciano palazzo Kaiserstein, oggi sede della Camera di commercio, costituito da due edifici in stile gotico realizzati nel XV secolo e uniti due secoli dopo dall’omonimo architetto.

L’edificio reca lo stemma di famiglia al di sopra delle finestre poste al primo piano, sull’attico quattro statue allegoriche rappresentano le quattro stagioni. Sempre lungo il lato orientale di Malostranké Náméstí si trova il municipio di Malá Strana, attivo già alla fine del XV secolo e sede delle trattative fra cattolici e protestanti per la promulgazione dell’editto di libertà religiosa nel 1575. La chiesa di santa Maria della Vittoria è uno dei più antichi edifici barocchi della città e prende il nome villa vittoria conseguita dagli esponenti della controriforma cattolica nella battaglia della Montagna Bianca nel 1620; fu eretta dai carmelitani sui resti di una chiesa protestante hussita e alla fine del XVIII secolo passò all’ordine dei cavalieri di Malta. All’interno si trova la statua in cera del venerato e celebrato Bambin Gesù di Praga, piccola opera d’arte spagnola alta appena 50 cm vestita di sontuosi paramenti nei vari colori liturgici.

Donata alla città nel 1628 dalla principessa Polyxena Lobkowita, secondo la tradizione fu determinante per la vittoria del 1620 dei cattolici contro i protestanti e difese la città in più circostanze dalla minaccia della peste e nella guerra dei sette anni (1756-73), perciò l’imperatrice Maria Teresa le donò una mantella in oro e velluto dorato. Il punto focale della chiesa è la cappella del Bernini con la bella Santa Teresa trafitta dall’amore di Dio, celebre statua raffigurante la santa che sta per essere trafitta da un angelo, circondata dai membri della famiglia Cornaro.

Il quartiere è disseminato di bei palazzi barocchi o tardorinascimentali e da vecchie botteghe. Lungo la via Tomásská si trovano la celebre insegna del Cervo d’oro e l’albergo U Schnellu che ospitò Pietro il Grande, oltre ad alcune birrerie storiche, come la U Schnellù e la U Tomáse, aperta nel 1358. Sulla via Nerudova, che si inerpica verso il castello e che prende il nome dal poeta Jan Neruda (1834-1891) autore nel 1878 de I racconti Malá Strana, sfila una lunga serie di portici e insegne che rappresentano elementi mitologici e non. Qui si trova palazzo Morzini, realizzato in stile barocco nel 1713-1714 e caratterizzato dalla facciata arricchita da due figure di mori simbolo della famiglia Morzin che sorreggono il balcone e dalle immagini allegoriche del Giorno e della Notte sopra il portale; l’interno del palazzo, sede dell’ambasciata di Romania, ospita le statue delle quattro parti del mondo.

Seguono lungo la via la bottega del liutaio con i tre violini come insegna; palazzo Thun-Hohenstein, oggi sede dell’ambasciata italiana, realizzato nel 1720-1725 con un portale dominato da due grosse figure di aquile emblema della famiglia Kolovrat e opera di Matthias Bernhard Braun e dalle statue romane di Giove e Giunone; la chiesa di santa Maria ai Teatini, il cui progetto originale del 1679 è attribuito a Guarino Guarini. Lungo via Vlasska si incontrano palazzo Schonborn-Colleredo e pa- lazzo Lobkowicz. Una via interessante che penetra nel cuore del quartiere è via Valdgtejnská, dove si dispongono dimore nobiliari immerse nel verde di ampi giardini. La più bella è palazzo Waldstein, sede del ministero della cultura, dal nome del condottiero Abrecht von Waldstein (1583-1634), eore della guerra dei trent’anni (1618-48) che per realizzare la residenza e i giardini annessi fece demolire una trentina di case e una delle porte cittadine. Alcune sale sono decorate con enormi affreschi di Bartolomeo Baccio di Bianco che raffigurano il von Waldstein: il più grande, sul soffitto della sala dei Cavalieri, rappresenta il nobile praghese alla guida di un cocchio nelle sembianze di Marte dio della guerra.

L’edificio, realizzato sul modello del palazzo Farnese romano, fu il primo di Praga in stile barocco ed è opera di (i ti e architetti italiani: Andrea Spezza stese il progetto, Giovanni Pieroni lo portò a termine, fra il 1624 e il 1630. Il palazzo è sede del museo Jan Amos Komensky, dedicato al filosofo umanista ceco vissuto nella prima metà del XVII secolo. I giardini all’italiana sono decorate da copie di statue trafugate dagli svedesi durante l’occupazione delle città nei 1648 e oggi custodite a Stoccolma. All’esterno, un maneggio, una grotta con bagno interno e fontane collegate da una fitta rete di sentieri; nella loggia si tengono concerti musicali e spettacoli teatrali.

A sud della piazza principale di Malá Strana parte la lunga via Karmelitská, che corre per un lungo tratto con andamento parallelo al fiume Moldava tagliando il quartiere in direzione nord-sud. Lungo il fianco della collina di Petrin, belle ville godono di una magnifica vista sulla città: fra le altre, il palazzo Schónborn e il palazzo Lobkovic ospitano le ambasciate di Germania e Stati Uniti. Da via Karmelitská si devia verso il fiume lungo via Prokopská fino a giungere a piazza di Malta dalla curiosa forma a falce lunare, un tempo proprietà dell’ordine dei Cavalieri dell’isola omonima; al centro della piazza, la statua equestre del santo patrono dell’ordine san Giovanni Battista realizzata nel 1715. Stilla piazza affacciano le ambasciate di Giappone e Olanda; il più antico luogo di culto di Malá Strana; la chiesa di santa Maria sotto la catena, realizzata nel 1169 insieme al monastero dei Maltesi come centro amministrativo dell’ordine dei Cavalieri dell’ospedale di san Giovanni a Gerusalemme, chiamatosi in seguito ordine dei Cavalieri di Malta. Distrutta da un incendio nel 1420, la chiesa romanica rifatta in epoca barocca intorno alla metà del XWII secolo da Carlo Lurago. Sull’adiacente piazza del Gran Maestro affaccia l’ambasciata di Francia.

La vasta collina di Petrin supera di poco i 300 m di altezza, offre al visitatore un panorama suggestivo della città e invita a belle passeggiate; anticamente la zona, utilizzata per l’estrazione del materiale lapideo da costruzione, era coperta da un grande bosco finché in epoca medievale non vi furono piantati dei vigneti; oggi la cantina vinicola Nebozízek si ispira all’antico vigneto del XV secolo. Sulla sommità della collina trovano spazio un grande parco pubblico: all’interno un suggestivo giardino delle rose, un osservatorio astronomico inaugurato nel 1928 e oggi sede dell’Istituto di astronomia dell’accademia ceca delle scienze, una torre in acciaio alta 60 m edificata in occasione dell’Esposizione Universale del 1891 sul modello della parigina Tour Eiffel e utilizzata fino al 1990 come ripetitore televisivo; qui termina la funicolare che parte dalle rive della Moldava. Nei pressi della torre lo stadio delle Spartachiadi, in grado di accogliere circa 40.000 spettatori, ospitava le manifestazioni sportive alle quali partecipavano i principali atleti dei Paesi del patto di Varsavia. Sulle pendici della collina sorge la chiesa di san Lorenzo, realizzata nel XII secolo in stile romanico e oggetto di aggiunte barocche nel XVIII secolo, come le due torri campanarie e la cupola centrale.

L:adiacente padiglione ospita una grande affresco panoramico del 1898 raffigurante la Battaglia degli studenti di Praga contro gli svedesi nel 1648, una riproduzione in miniatura della porta Carlo di Vysehrad e il labirinto degli specchi. La via Strahovská che corre a est delle alture segue il tracciato degli antichi bastioni del XVII secolo e delle precedenti mura della Fame, così dette perché fatte costruire nel 1360-62 da Carlo IV per dare un’occupazione alla popolazione praghese stremata dalla fame. Ai piedi della collina in piazza dei Carri armati sovietici fino al 1991 era esposto uno dei mezzi cingolati che liberarono la capitale il 9 maggio 1945.

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