Dintorni di Praga

Krivoklát

Il castello di questa località, posto alla sommità di un’altura coperta da una fitta vegetazione e oggi dichiarata arca protetta dall’UNESCO, era già citata nei documenti ufficiali del 1109 quando era una semplice fortificazione adibito anche a riserva di caccia. Nei secoli successivi il castello cambiò più volte funzione: dopo un importante ampliamento sotto Vladislav II fu utilizzato come prigione di Stato, come testimoniano vari strumenti di tortura, finché nel 1929 divenne proprietà dello Stato cecoslovacco. Le grandi sale interne ospitano una bella cappella gotica, una biblioteca con circa 50.000 volumi e una ricca collezione museale.

Castello di Nelahozeves

Poco fuori Praga si incontra questo imponente castello in stile rinascimentale italiano, articolato intorno a un grande cortile centrale. Voluto dal conte Florian Griespek nella seconda metà del X-VI secolo è oggi di proprietà della famiglia dei conti Lobkowicz, fuoriusciti dal Paese durante il regime comunista.

Meritano particolare attenzione le facciate decorate da graffiti originali su fondo bruno, il cortile interno dotato di un colonnato su due ordini e soprattutto la collezione di arte privata dei conti Lobkowicz ospitata nei maestosi saloni. In particolare è degno di nota il Ritratto dell’infanta Margarita (1656) attribuito a Velazquez; il museo espone anche opere del Veronese, di Rubens e del Cataletto e la ricchissima biblioteca conta oltre 60.000 volumi.

La località ha dato i natali al celebre compositore e musicista Antonin Dvorak, giovane apprendista macellaio che dopo essere entrato nella banda locale fu allievo del conservatorio di Praga; di lui si ricorda la sinfonia Dal Nuovo Mondo; la sua casa natale è oggi adibita a museo.

Kutná Hora

Inclusa nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1995, è la città d’arte boema più nota dopo Praga grazie alle belle case gotiche, rinascimentali, barocche, neoclassiche del suo centro storico. Sita a una sessantina di chilometri a est di Praga vicino al corso dell’Elba, nel corso della storia la città acquisì grande importanza economica e commerciale  grazie alla vicinanza di numerose e ricche miniere di argento (il nome della città in lingua ceca significa ‘montagna delle miniere’) che durante il medioevo garantivano da sole un apporto annuo di circa 20 tonnellate di metallo prezioso. Fra il XIII e il XVI secolo Kutná Hora fu città regia, seconda per importanza solo a Praga e a lungo la sede della zecca reale boema. Nei secoli successivi la città decadde progressivamente a causa delle guerre hussite e di un grave incendio nel 1421; il suo astro declinò agli albori dell’era moderna alla scoperta delle Americhe, quando l’estrazione di argento e dei metalli preziosi per via dei costi inferiori sì spostò nelle miniere del Nuovo Mondo.

Caratterizzato da una fitta trama di vicoli con numerosi edifici e case in vari stili, dal gotico al rinascimentale, dal barocco al neoclassico, il centro di Kutná Hora ruota intorno a piazza Frantisec Palaci o Palacky, intitolata al grande storico del XIX secolo e un tempo sede del municipio in stile gotico prima che fosse distrutto da un incendio nel 1770; ora conserva molte case d’epoca sul lato ovest, nella limitrofa via Sultysova, un colonna della Vergine dei 1713-15. Da qui si snoda il percorso della via Husova che lungo una tortuosa rete di piccole strade conduce a un ex convento delle Orsoline tornato di proprietà della Chiesa nel 1989 dopo la caduta del regime comunista nel 1989, alla Kamenny dúm e alla piazza al Corte italiana. La Kamenn dúm o “casa di pietra”’, realizzata nel 1490 è il principale edificio gotico locale e presenta all’esterno dei decori, il caratteristico vestibolo un frontone con la Madonna con Bambino al centro e Adamo ed Eva sotto l’albero della conoscenza sui lati; all’interno un’esposizione di utensili di uso quotidiano dal 1600 al 1800.

La chiesa di san Giovanni Nepomuceno accessibile dal 2000 dopo un lungo restauro è la sola costruzione di culto barocca della città. Eretta negli anni 1734-50 da Frantisek Maxmiliàn Kanka e modificata nell’aspetto attuale da Kilian Dientzenhofer, ha begli affreschi del 1752 e statue di santi inserite nelle nicchie della facciata. Di fronte alla chiesa sorge la Kamenny kasna o Fontana di Pietra, il più bel monumento dell’architettura tardogotica dei 1495. Altri due simboli di Kutná Hora sono la colonna della Peste, gioielo barocco del gesuita Baugut a ricordo dell’epidemia del 1713 che uccise oltre 6000 persone, e la torre del], parrocchiale cittadina della chiesa di san Giacomo, alta 82 m e iniziata intorno al 1330 la chiesa a tre navate a sala conserva un altare maggiore del 1678 con una pala di Peter Johann Brandl.

Sulla piazza affaccia anche la corte italiana che, progettata all’inizio del XIV secolo come sede della zecca reale e residenza degli artigiani coniatori, prese il nome dall’apporto dei lavoratori italiani alla costruzione e di esperti toscani per le norme di conio. In seguito la Corte fu utilizzata per un certo periodo come dimora temporanea dei reali di Boemia, poi nel 1471 fu la sede dell’incoronazione di re Ladoslao Jagellone. Oggi espone la collezione di attrezzi per il conio e adibisce alcuni saloni a riunioni e ricevimenti. Nel cortile centrale sorge la cappella di Venceslao IV, realizzata nel 1497.

Lo sviluppo culturale della città fu influenzato dall’arrivo dei gesuiti che vi costruirono opere interessanti, come il Collegio Gesuita in via Barborská, imponente edificio realizzato dall’architetto Gian Domenico Orsi a nel XVll secolo, la galleria di statue sul ponte prospiciente, realizzato dagliarchitetti gesuiti che intendevano tracciare una “via reale” dalla chiesa di santa Barbara alla Corte Italiana, simile a quella che a Praga conduce dal Klementinum al Castello di Praga. Sulla sommità di una rupe sorge la monumentale chiesa di santa Barbara o santa Vergine Barbara, il più celebre edificio di Kutná Hora, il monumento più pregevole della Boemia e un’opera unica dell’architettura tardo gotica, proclamata monumento culturale nazionale nel 1995. Riconoscibile da lontano per il tetto a tenda con tre vertici, la chiesa fu eretta in posizione dominante lungo il corso del fiume Vrchlice in tre distinti momenti da tre architetti diversi.}Voluta dalla corporazione dei minatori che la dedicarono alla loro patrona, la costruzione della chiesa si protrasse per oltre 500 anni anche a causa delle frequenti guerre che ne interrompevano a più riprese i lavori. L’edificio in stile gotico ostenta magnificenza e imponenza, ma rimaneggiamenti e stili si sovrapposero in modo non sempre armonico; si ammirano le cinque navate con volte reticolate gotiche, il grande pulpito rinascimentale e le vetrate realizzate all’inizio del secolo scorso.

Nelle vicinanze si trova l’ex cappella dei Corpus Domini considerata da sempre parte integrante della chiesa di santa Barbara: la costruzione della cappella mortuaria a due piani con l’Ossario fu iniziata verso il 1380 ma la porzione superiore della cappella non fu mai costruita; pregevole esempio del gotico maturo detto “stile bello” la parte inferiore è intatta, grazie al restauro concluso nel 2000. All’interno di un castello di piccole dimensioni è allestito il Museo delle arti minerarie, punto di partenza per la visita alla Miniera dell’asino, sfruttata fin dall’epoca medievale. Vicino a Kutná Hora sorgono Pardubice, località nota per il bel castello rinascimentale, e Sedlec, antico possedimento dell’ordine cistercense.

La fondazione del convento cistercense nella vicina località di Sedlec nel 1142, primo convento dell’ordine in Boemia, contribuì allo sviluppo dei dintorni di Kutná Hora. Qui nel 1280 i monaci iniziarono costruzione della prima cattedrale, della Boemia, la chiesa dell’Assunzione o dell’Assunta.

Originariamente in stile gotico a cinque navate, con il restauro affidato nel 1700 al grande architetto del barocco ceco Johann Blasius Santini Aichel divenne un esempio di sintesi fra gotico e barocco e uno dei luoghi di culto artisticamente più interessanti di tutta la Boemia.

Konopisté

Il nucleo originario del castello, nei pressi del fiume Sázava, risale alla fine del XIII secolo; rifatto in epoca rinascimentale, nel 1887 divenne proprietà dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Este che lo fece restaurare da Josef Cocker; oggi si presenta uniformemente in stile neogotico. L’arciduca,il cui assassinio a Sarajevo nel 1914 innescò lo scoppio della prima guerra mondiale, utilizzò la dimora come punto di riferimento per le riunioni politiche ad alti livelli e per le proprie battute di caccia, grazie alla ricchezza fauna nel parco e nella regione.

Il castello conserva migliaia di trofei e di armi, alcune stanze di gala particolarmente ricche e sfarzose, con disegni di Durer e porcellane Meissen. Ben conservata e oggi parzialmente esposta la collezione di dipinti e incisioni sul tema della leggenda di san Giorgio, raccolta dall’arciduca. Nel bel parco all’inglese che si estende su circa 225 ettari attorno al palazzo si ammirano vari animali, statue e laghetti.

Castello di Sternberk

A una cinquantina di chilometri da Praga, possente e fortificato, il castello domina da uno sperone roccioso il fiume Sazava. importante baluardo di epoca medievale, il castello appartiene da sempre alla famiglia Sternberk che ne abita ancora una parte. Le fortificazioni originarie erano in stile gotico, ma il complesso ha subìto rimaneggiamenti in età barocca che ancora caratterizzano lo stile e le elaborate decorazioni dei saloni interni. Ospita una ricca collezione di incisioni.

Il castello di Karlstejn

Posto a 28 km a sud-ovest di Praga il principale hrad della Boemia è immerso nel parco naturale del C,arso boemo e domina il villaggio cui ha dato il }nome e la notorietà. Con, oltre 300.000 visitatori l’anno è uno dei più famosi monumenti della Repubblica Ceca. Carlo IV di Lussemburgo lo fece costruire nel 1348 per custodire vicino alla capitale i gioielli della  corona e soprattutto la sua preziosa collezione di reliquie religiose. Questa maestosa costruzione gotica fu dunque il simbolo dell’immenso potere temporale e religioso dell’imperatore del sacro romano impero; l’ingresso alle donne era vietato, tanto che la leggendaria irruzione della moglie del re divenne la trama di una celebre commedia del 1800. Il progetto è attribuito a Matthias d’Arras o Peter Parler, autori della cattedrale di san Vito a Praga.

Dopo una prima trasformazione in stile rinascimentale, verso la fine del XVI secolo attraversò un lungo periodo di abbandono, fu poi restaurato in stile neogotico e parzialmente modificato nel corso della seconda metà del XIX secolo; oggi si offre al pubblico in ottimo stato di conservazione e dal 1919 è proprietà della Stato. Molto interessante la struttura simbolica dell’edificio: la Grande Torre o torre Maggiore rappresenta la figura di Cristo, la torre Piccola rappresenta la Madonna.Tre cortili interni sono protetti dalle alte mura smerlate: all’interno del secondo cortile si trovano un pozzo profondo quasi 100 m e l’edificio in cui risiedeva il comandante militare; il terzo cortile ospita il Palazzo imperiale, che comprendeva l’appartamento di Carlo IV e la cappella privata dell’imperatore dedicata a santa Caterina. I tre corpi dell’edificio – il Palazzo imperiale, la Grande Torre e la Torre di Maria – sono distribuiti su vari livelli su un impianto molto ardito per l’epoca in cui fu realizzato.

Fino al XVI secolo il Palazzo imperiale conservava una sala di rappresentanza con dipinti dell’albero genealogico imperiale, scomparsi nel corso della ristrutturazione del 1587. La Grande Torre, edificata per prima, ha al suo interno la cappella della Santa Croce, cui potevano accedere solo Il imperatore, l’arcivescovo e i principi elettori e dove furono custoditi le insegne imperiali e i gioielli della corona trasferiti poi nel Castello di Praga nel 1619. La bellezza della cappella, opera del pittore di corte Maestro Theoderik, valse all’artista l’esenzione fiscale vitalizia: lungo tutto il perimetro corre una fascia tempestata di quarzi, diaspri e ametiste incastonati nelle pareti a creare un incredibile effetto ottico; 128 tavole dipinte raffigurano santi, angeli e apostoli; sulla parete dell’altare il pregevole trittico che raffigura una Madonna con Bambino, san Venceslao e san Dalmazio è opera dell’italiano Tommaso da Modena.

Purtroppo la cappella non è visitabile. Alla Grande Torre un ponte in legno risalente ai lavori di restauro del 1887-89 è unita la Torre di Maria, secondo alcuni la vera residenza di re Carlo, con la chiesa della Vergine Maria e le sue pareti decorate con le famose scene delle reliquie di Mikulas Wurmser raffiguranti Carlo IV che riceve le sacre reliquie di Cristo dal Delfino di Francia e dal marchese di Mantova e le ripone nella Croce del Reliquiario. Al secondo piano della torre la cappella di S. Caterina era il luogo di preghiera privato dell’imperatore: notevoli l’immagine della santa sulla parete a lato dell’altare, gli affreschi della Madonna in Trono e della Crocifissione, la Vergine Maria con Carlo e la moglie Anna. In altre sezioni dell’edificio si trovano alcune camere reali, la stanza delle udienze e la camera da letto imperiale.

Karlstejn

Questa cittadina, il cui nome significa “la pietra di Carlo”, si trova a una trentina di chilometri a sud-est della capitale Praga. Qui re Carlo V il 10 giugno 1348 fece posare la prima pietra di un castello, incaricando dei lavori l’architetto francese Mathieu de Arras, con il fine di realizzare un punto fortificato ove conservare i gioielli del regno di Boemia e del sacro romano impero. li castello sorse quindi in posizione strategica, sulla sommità di una rupe presso il fiume Berounka, e fu ultimato nel 1357.

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