Dal 1918 residenza ufficiale del presi dente della repubblica, in parte è adibita a manifestazioni culturali. Il castello si trova al termine di via Nerudova, la strada che taglia in due part: il quartiere di Malá Strana e segna la fine della via Reale. L'ampio ingresso, della piazza del Castello comprende un primo cortile detto cortile d'onore, realizzato fra il 1756 e il 1774 sotto l'imperatrice austriaca Maria Teresa, dove si trovano le guardie del castello e il grande complesso scultoreo della Gigantomachia (1796) di Ignaz Platzer il Vecchio; attraverso la barocca porta Mattia costruita nel 1614 da Giovanni Maria Filippi come ingresso occidentale del castello e che una scalinata collega alle principali sale di rappresentanza, si accede al secondo cortile. Al centro una fontana barocca realizzata nei 1686 da Francesco della Torre è circondata da gruppi scultorei: nel 1967 furono aggiunti la fontana dei leoni e fu realizzato il pavimento in granito.
Vi affacciano edifici tardo-barocchi, uno dei quali ospita una preziosa col- lezione di quadri appartenuta a Rodolfo II, alcuni bellissimi giardini all'italiana e la cappella della santa Croce che oggi custodisce il tesoro della corona; questo tesoro è costituito da una ricca serie di arredi sacri, ostensori e reliquie: tra queste si possono ricordare la spada di san Lorenzo e la corazza in ferro di san Venceslao. Un terzo cortile, originariamente parte centrale dell’intero complesso, porta alla cattedrale di san Vito, la più grande chiesa della capitale, dove un tempo sorgeva la cappella a pianta centrale di san Vito Rotonda (929) voluta da san Vencelao, sostituita poi dalla basilica vescovile romanica dell'XI secolo con doppio coro (XI secolo). La costruzione iniziò nel 1344 con l'imperatore Carlo IV, dapprima sotto la direzione dell'architetto francese Mathiau de Arras, che si ispirò alle coeve chiese gotiche francesi di Narbonne e Toulouse, quindi sotto quella del ceco Petr Parler dei fìgli Jan e Václav, che proseguirono l'opera secondo i dettami del gotico tedesco; dello stesso periodo il coro alto circa 40 m, il transetto e la parte inferiore del campanile. Nel 1770 alla torre campanaria alta 99 m si aggiunsero una cupola rinascimentale con balaustra e il tetto a bulbo in stile barocco di Nicola Pancassi. L'edificio fu ultimato solo nel 1929, subendo innumerevoli vicissitudini in corso d'opera. Gran parte della struttura è in stile tardogotico, le aggiunte successive sono rinascimentali e barocche. La facciata, sul lato occidentale dell'edificio, si distingue per l'enorme rosone e per i due portali bronzei del 1927.
L'interno a tre navate con transetto, fiancheggiate da sette cappelle riccamente decorate, offre uno spettacolo molto suggestivo, complice la luce che da un'altezza di quasi 33 m filtra dalle vetrate policrome realizzate fra il 1927 e il 1934. Fra le cappelle si distinguono quelle di san Venceslao che, chiusa sui quattro lati, racchiude la tomba e la statua del santo, e quella dove, sono sepolti tutti gli arcivescovi praghesi del XX Secolo. Ma lo spettacolo più sbalorditivo è offerto dagli affreschi che raffigurano scene di vita del Cristo e di san Venceslao e dalle preziose pietre dure multicolori che incorniciano i dipinti. La cappella di san Venceslao sorse a opera di Mathieu de Arras fra il 1358 e il 1367 su una precedente cappella ro manica circolare dove fu tumulato il corpo del santo; è arricchita dal- le più belle decorazioni gotiche della città, con 1400 pietre preziose di Boemia incastonate nelle pareti; al di sopra si ammirano scene della vita di san Venceslao (1506-1509) e al centro si erge la statua policroma del santo, realizzata dalla bottega di Petr Parler nel I 1373; a uno dei battenti, a forma di testa di leone, secondo la leggenda si aggrappò Venceslao poco prima di morire;
L'adiacente cancelleria di Boemia è legata a infausti eventi storici: il 23 maggio 1618 furono defenestrati i governatori imperiali Jaroslav Borita di Martinitz e Wilhelm Slavata di Chlum che caddero nel fossato sottostante senza riportare ferite; l'episodio segnò l'inizio della sanguinosa guerra dei trent'anni (1618-48); tre anni dopo fu firmata la condanna a morte dei principali esponenti della rivolta antiasburgica.
La camera Verde, sala delle udienze sotto Carlo IV e poi sede del tribuna- le di corte, è decorata alle pareti con stemmi della Boemia, della Moravia e dei Lussemburgo; nella sala della Dieta, con il trono e i posti a sedere per gli ecclesiastici, i funzionari, i nobili e i cavalieri, oggi presta giuramento il presidente della repubblica; infine da visitare anche la sala dei Cavalieri. Il lato orientale della cattedrale di san Vito affaccia sulla piazza di san Giorgio. All'altro lato della piazza la basilica di san Giorgio, realizzata in epoca romanica intorno al 912 da Vratislao I, è l'edificio religioso più antico di tutto il complesso del castello, ma la facciata tardobarocca è del 1670; i restauri successivi durante il secolo scorso tentarono di riportarne alla luce l'aspetto originario. L'interno presenta una navata centrale illuminata da finestre a tribuna, un soffitto decorato con un affresco romanico della Gerusalemme Celeste e affreschi tardorinascimentali del coro raffiguranti la Vergine Maria incoronata. Vicino al coro la cappella di santa Ludmilla, patrona della Boemia, è decorata con dipinti di epoca rinascimentale.
A ridosso sorge il monastero benedettino di san Giorgio nel quale sono ospitate le collezioni di arte boema antica: il piano sotterraneo è dedicato all'arte gotica, con varie opere realizzate durante il regno di Carlo IV e quelle del maestro di Vyssy Brod, come un altare di nove tavole raffiguranti l’Annunciazione, la Natività, la Crocifissione, il Compianto, la Resurrezione, l’Ascensione, Cristo sul monte degli Ulivi, l’Adorazione dei Magi e la Discesa dello Spirito Santo; allo stesso piano si trovano una statua equestre con san Giorgio, situata originariamente nel terzo cortile, e le opere del maestro Teodorico, con cinque pitture su tavola realizzate per conto di Carlo IV e raffiguranti santa Elisabetta, san Vito, san Girolamo, san Matteo e papa Gregorio. Il piano terreno è dedicato interamente al rinascimento e alle opere del maestro di Trebon, fra le altre un lungo ciclo di immagini di santi: santa Maria Maddalena, san Girolamo, santa Margherita, sant’Egidio, santa Caterina e gli apostoli Giacomo il Giovane, Bartolomeo e Filippo. Al piano superiore trovano spazio le collezioni di arte manieristica barocca e opere barocche e rococò. Dalla piazza, fra le mura degli Jagelloni e il monastero di san Giorgio, si diparte il cosiddetto vicolo d'oro con le casette degli orafi, abitate a inizio secolo anche da Franz Kafka nell'inverno 1916-17; secondo la tradizione dopo un primo periodo durante il quale furono abitate dalle ventiquattro guardie del castello, sarebbero state la residenza degli alchimisti medievali e rinascimentali, da cui il soprannome 'vicolo degli alchimisti' Le case furono costruite all'interno delle arcate del camminamento fra le torri di guardia, che in origine occupava una parte della via. Intorno al castello corre il Belvedere, fatto realizzare nella seconda metà del XVI secolo da Ferdinando I per la consorte Anna Jagellona come residenza estiva insieme al giardino in stile italiano. Alla base dell'edificio i porticati sono decorati con scene mitologiche tratte dal mondo greco, gli interni con affreschi raffiguranti scene storiche. le attrazioni, la fontana cantante del 1564, il maneggio reale e il fossato dei cervi dove i sovrani praticavano la caccia; sulla piazza antistante il castello si trovano due palazzi appartenuti un tempo a una stessa famiglia. Ii centro di Hradcany nacque nel 320 e rimase a
Il palazzo ospita il museo di Storia militare, uno dei più completi al mondo, che illustra l'evoluzione della tecnologia militare fino alla prima guerra mondiale ed espone armi da fuoco e uniformi provenienti dai cinque continenti.
Il palazzo dell'Arcivescovado che sorge sul lato settentrionale della piazza fu donato da Ferdinando I alle autorità ecclesiasti- che in seguito alle guerre hussite. In stile rinascimentale, risale al XVI seco- lo, ma la facciata barocca fu realizzata da Jean Baptiste Mathey nel 1763-64; all'altezza del terzo piano campeggia lo stemma familiare dell'arcivescovo Antonin Petr Prichovsky accompagnato dalle statue allegoriche della Fede e della Speranza, opera di Ignaz Platzer.
L'interno dell'adiacente palazzo degli stemmi, realizzato in stile barocco da Giovanni Battista Alliprandi fra il 1698 e il 1707, ospita la ricchissima Galleria Nazionale che espone opere pittoriche provenienti da tutta Europa, dal rinascimento al secolo scorso.
All'angolo opposto della piazza, il palazzo dei granduchi di Toscana, realizzato alla fine del XVII secolo da Jean Baptiste Mathey: sulla facciata barocca furono aggiunti gli stemmi granducali, sei sta- tue allegoriche che rappresentano le arti liberali e graffiti che raffigurano scene dell'Antico Testamento.
