Da Visitare a Praga

Vista del Castello di Praga

Vista del Castello di Praga – Foto By https://www.flickr.com/photos/aigle_dore/

Palazzo Troja

Immerso in un bel parco alla francese ai piedi dei rilievi della Moldava, l’edificio è un bell’esempio di stile barocco tardo rinascimentale. Progettata dall’architetto Jean-Baptiste Mathey, fu costruito negli anni 1679-85 su richiesta del conte Venceslao Adalberto di Sternberg. La facciata esterna, ispirata alle ville italiane dell’epoca, è abbellita da statue di Johan Georg e Paul Heermann e vasi in ceramica sulla terrazza.

L’interno è riccamente decorato anche con elementi scultorei e accoglie meritevoli dipinti di Abraham Godyn nella sala Imperiale e gli affreschi dei fratelli Marchetti. Alcune sale ospitano un’esposizione permanente di arte ceca e ceramiche europee del XIX secolo

Sinagoga Klaus o Klausen

Il suo nome deriva da piccoli luoghi di culto (Klausen) che occupavano la zona prima dell’incendio dei 1689. Sulle ceneri della scuola ebraica di Rabbi Lów ben Bezalel nel 1694 fu edificata in stile barocco la sinagoga Klaus: l’esterno fu restaura nel XIX secolo, l’interno ospita collezioni dei museo Ebraico incentra sulle tradizioni culturali degli ebrei dell’Europa centrale, che illustrai la vita quotidiana e le principali e cerimonie religiose e civili. Accanto, simile a un castelletto medievale, sorge la Casa delle cerimonie del 190 dove erano celebrati i funerali.

Vecchio cimitero ebraico

Aperto nella prima metà del XV secolo al termine dell’attuale via Valentinská, il cimitero svolse la sua funzione dall’aprile 1478 al maggio 1787, data incisa sull’ultima lapide in ordine di tempo intitolata a Moses Beck. Le sepolture antecedenti si trovano sparse per la città, sotto gli edifici dei quartieri storici praghesi. Il numero di lapidi è di circa 12.000, ma il dato esatto delle sepolture, ipotizzato a 100.000 persone, è imprecisabile poiché per esigenze di spazio le tombe furono poste una sopra l’altra fino a raggiungere ben dodici livelli sovrapposti.

Le iscrizioni sulle stele riportano in ebraico il nome del defunto e del padre – per le donne anche del marito – le date del decesso e della sepoltura, i meriti in vita, a volte in forma poetica; i rilievi talvolta simboleggiano il nome, se corrisponde a un animale come Orso, Gallo o Lupo, o la professione del defunto, con strumenti chirurgici per i medici, forbici per i sarti, un libro per gli stampatori, mani benedicenti o brocche per i sacerdoti e per i loro aiutanti. La lapide più antica è del rabbino Avigdor Karo (1439), letterato e poeta che assistette alla rivolta popolarec contro gli ebrei nel 1389 e scrisse un’elegia in ricordo dell’evento; si segnalano anche la lapide del rabbino Jehuda ben Bezalel (1609) detto Rabbi Lów, al quale la leggenda attribuisce la creazione del Golem – gigante animato in terracotta, trasformatosi da servitore in mostro distruttore – quella del sindaco del quartire Mordechaj Markus Maisel e quella di Heudele Basevi. Secondo un’usanza semita, che risale all’esodo degli ebrei guidati da Mosè nel deserto del Sinai, sulle tombe sono posti dei sassi a trattenere i biglietti di carta con i messaggi per i parenti o gli amici defunti.

Foto di https://www.flickr.com/photos/romanboed/

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Museo Nazionale Ebraico

Le collezioni del museo, rimasto sotto l’amministrazione dello stato dal 1950 al 1994, sono costituite da circa 200.000 oggetti distribuiti in sei luoghi storici: la sinagoga Maisel, la sinagoga Spagnola, la sinagoga Pinkas, la sinagoga Klaus, il vecchio cimitero ebraico e la Casa delle cerimonie. In precedenza esisteva invece un unico museo Ebraico, il più grande del genere in Europa, che fu realizzato nel 1906.

La maggior parte dei pezzi oggi esposti al pubblico fu raccolta in epoca nazista a partire dal 1939, quando Hitler invase la Boemia e decise di istituire un museo Etnografico della razza ebraica estinta utilizzando il materiale storico a disposizione e quello razziato nei quartieri dei deportati. Gli altri oggetti oggi in visione al pubblico provengono da sinagoghe boeme o moldave e sono stati riuniti nel museo dalla comunità ebraica cittadina. All’interno della sala delle Cerimonia sono esposti i disegni dei bambini ebraici rinchiusi all’interno del campo di concentramento di Theresienstadt.

Sinagoga Pinkas

Era l’abitazione del rabbino Jisrael Pinkas, trasformata in sinagoga nel XVI secolo dagli Horowitz, una delle famiglie più facoltose della comunità ebraica, e interamente ricostruita nel 1625 dall’architetto Juda Goldschmied de Herz in stile tardorinascimentale. Gli scavi archeologici eseguiti al di sotto dell’edificio hanno riportato alla luce i resti di una costruzione romanica risalente all’XI secolo.

A metà del XX secolo nella sinagoga fu allestito il memoriale dei 77.297 ebrei di Boemia e di Moravia vittime del genocidio nazista nel campo di Terezín; negli anni Cinquanta le pareti furono ricoperte dai nomi degli scomparsi ma cancellati una ventina di anni dopo in seguito alla rottura delle relazioni diplomatiche fra Israele e Cecoslovacchia. Oggi il memoriale è stato ripristinato con l’esposizione dei disegni realizzati dai bambini reclusi nel campo di concentramento. Secondo la leggenda il rabbino Pinkas finanziò la costruzione della casa con le pepite trovate nel ventre di una scimmia che, appartenuta a un orafo, aveva imitato il gesto di mordere i pezzi d’oro per verificarne l’autenticità.

Centro di Praga

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Sinagoga Maisel

La più vecchia sinagoga d’Europa prende il nome dal sindaco Mordechaj Markus Maisel, che fece dell’edificio la cappella di famiglia. In seguito a un incendio la sinagoga rinascimentale fu ricostruita sotto il regno di Rodolfo tra il 1590 e il 1592 da Joseph Wahl e Juda Goldschmied in forme barocche, quindi restaurata secondo i dettami dello stile neogotico tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX.

Ospita un’esposizione permanente dedicata alla storia degli ebrei in Boemia e Moravia dal X al XVIII secolo e un’ampia raccolta di oggetti in argento, tessuti e stampe.

Municipio Ebraico

Di fianco alla sinagoga Vecchia-nuova si trova il municipio la cui costruzione, portata a termine nel 1586 da Pankrác Roder in stile rinascimentale, fu finanziata e donata alla comunità dal ricco e potente Mordechaj Markus Maisel, sindaco del quartiere ebraico durante il regno di Rodolfo II. Barocchizzato alla fine del XVIII secolo da Josef Schlesinger quindi ampliato nel XIX secolo,

attualmente ospita la comunità ebraica praghese e il Consiglio delle comunità ebraiche della repubblica ceca, oggi ridotte nella capitale Praga a poco più di 2000 persone. All’inizio del secolo scorso sul timpano posto al di sotto della torre campanaria fu aggiunto un orologio sul quale le ore, scritte in cifre ebraiche, sono segnate da lancette che girano in senso antiorario, richiamandosi alla scrittura Jddish che si legge da destra a sinistra. Il municipio affaccia su via Maislova, una delle strade più antiche dei ghetto.

Sinagoga Alta

Realizzata nel 1568 da Pankrác Roder in stile tardorinascimentale, la sinagoga è detta ‘alta’ per l’originaria collocazione al primo piano dell’edificio attiguo al municipio. La sua costruzione, come quella del municipio, fu finanziata dal sindaco Mordechaj Markus Maisel; inizialmente costituita da una semplice sala a pianta quadrata, soltanto nel XIX secolo fu dotata di un accesso autonomo. Oggi è una delle sei sedi del museo Statale Ebraico ed espone soprattutto praramenti sacri provenienti dalle diverse sinagoghe del Paese.

All’inizio degli anni Ottanta fu fondata da Zdenék Rossmann un’esposizione permanente con oggetti provenienti da tutta la Repubblica Ceca e dai Paesi limitrofi. Il museo custodisce oggetti di uso domestico, tende e drappi e una pregevole collezione di oltre 1500 rotoli della Torah, la Legge ebraica costituita dai primi cinque libri della Bibbia (Pentateuco): un tempo il rotolo era preparato a mano in occasione della nascita di un figlio maschio che al compimento della maggiore età (tredici anni) lo avrebbe svolto e letto in pubblico alla sinagoga.

Sinagoga Spagnola

Fu costruita dove un tempo sorgeva la più antica sinagoga di Praga, la Scuola Vecchia, nella quale si riunivano gli ebrei sefarditi nellìXI secolo. Il nome deriverebbe o dagli ebrei che vi si rifugiarono in fuga dalla Spagna conquistata dai Mori nel 1492 o dallo stile architettonico moresco- rinascimentale. Più volte danneggiata e ricostruita, assunse l’attuale aspetto alla fine dei XIX secolo.

L’interno, ristrutturato completamente nel 1993 e riccamente decorato con stucchi policromi, ricorda l’Alhambra, il comples so fortificato di Granada. Le sale sono dedicate alle principali personalità della comunità ebraica praghese, come Franz Kafka e Vyssy Brod. Una mostra permanente illustra la storia degli ebrei boemi.

Casa delle Cerimonie

A destra dell’ingresso del cimitero ebraico sorge l’edificio neoromanico Obradni sin costruito all’inizio del secolo scorso. Nella torretta che ospita una mostra permanente sono esposti disegni, quaderni di scuola, diari, lettere e poesie di bambini, ritrovati nel campo di concentramento di Terezín. Sono inoltre esposte opere incentrate sui temi della morte e della malattia.

Collina di Letná

Il ghetto ebraico confina a sud con la collina di Letná, sulla cui sommità fino al 1962 si ergeva una statua di grandi dimensioni dei dittatore sovietico Stalin, realizzata nel 1954 da Otakar Svec: alta circa 18 m, raffigurava il leader sovietico che muoveva alla testa del popolo.

La casa di Mozart

Il famoso film Amadeus di Milog Forman dedicato alla vita di Wolfgang Amadeus Mozart non è stato girato a Vienna come si pensa ma a Praga. Forman, ebreo cecoslovacco emigrato negli USA, ha preferito ambientare il film nelle antiche zone della città proprio grazie allo straordinario stato di conservazione dei tessuto storico e alla bella architettura: da palazzo Hradcanske Namesti alla Nerudova, dal castello al Teatro degli stati generali, alla chiesa di sant’Egidio e al ponte Carlo.

A Praga Mozart con la moglie Costanza fu più volte ospite del pianista Frantisek Dusek e della consorte Josefa, nella cui casa compose il Don Giovanni nel 1787: la villa, ribattezzata casa di Mozart, risale al tardo XVIII secolo, conserva oggetti, quadri, stampe, spartiti e strumenti musicali, ed è una tappa d’obbligo per i cultori della musica classica. In estate si svolgono spettacoli sulla terrazza.

Castello di Praga

Foto di https://www.flickr.com/photos/aigle_dore/

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Da sempre residenza ufficiale dei governanti, il castello è famoso per le sue eccezionali misure: 570 m di lunghezza, 128 di larghezza e una superficie di oltre 7 ettari. La sua costruzione ebbe inizio intorno all’880, quando il principe Borivoj capostipite della dinastia dei Preemyslidi realizzò un primo insediamento fortificato sulla sommità di uno sperone roccioso nel quartiere di Hradcany, diiviso in tre parti e protetto da un muro in argilla, cui si aggiunsero nel tempo numerosi rifacimenti e ampliamenti: sui resti di due luoghi di culto dei secoli X e XI, alla fine del secolo fu edificata la cattedrale di san Vito, la sede dei duchi di Boemia e del vescovo della diocesi di Praga; nel 1042 fu eretto un muro di cinta di 2 m di profondità dotato di una porta e di torri; a seguito di un incendio nel 1303 nel XIV divenne sede imperiale con Carlo IV; dopo le lunghe e sanguinose guerre hussite, la dinastia polacca degli Jagelloni aggiunse elementi tardogotici e rinascimentali.

Con i re Ferdinando 1 e Rodolfo II giunsero a Praga importanti artisti italiani che intorno alla struttura originaria crearono un quartiere con giardini ed edifici rinascimentali. Un secondo incendio nel 1541, al tempo degli Asburgo, mutò il castello in semplice residenza: a questo periodo risalgono i giardini interni, il maneggio e la grande orangerie. Saccheggiato dagli svedesi nella guerra dei trent’anni (1618-48), il castello fu abbandonato a se stesso per circa tre secoli, fino alla decisa rivisitazione neoclassica voluta da Maria Teresa d’Austria alla seconda metà del XVIII secolo.

Dal 1918 residenza ufficiale del presi dente della repubblica, in parte è adibita a manifestazioni culturali. Il castello si trova al termine di via Nerudova, la strada che taglia in due part: il quartiere di Malá Strana e segna la fine della via Reale. L’ampio ingresso, della piazza del Castello comprende un primo cortile detto cortile d’onore, realizzato fra il 1756 e il 1774 sotto l’imperatrice austriaca Maria Teresa, dove si trovano le guardie del castello e il grande complesso scultoreo della Gigantomachia (1796) di Ignaz Platzer il Vecchio; attraverso la barocca porta Mattia costruita nel 1614 da Giovanni Maria Filippi come ingresso occidentale del castello e che una scalinata collega alle principali sale di rappresentanza, si accede al secondo cortile. Al centro una fontana barocca realizzata nei 1686 da Francesco della Torre è circondata da gruppi scultorei: nel 1967 furono aggiunti la fontana dei leoni e fu realizzato il pavimento in granito.

Vi affacciano edifici tardo-barocchi, uno dei quali ospita una preziosa col- lezione di quadri appartenuta a Rodolfo II, alcuni bellissimi giardini all’italiana e la cappella della santa Croce che oggi custodisce il tesoro della corona; questo tesoro è costituito da una ricca serie di arredi sacri, ostensori e reliquie: tra queste si possono ricordare la spada di san Lorenzo e la corazza in ferro di san Venceslao. Un terzo cortile, originariamente parte centrale dell’intero complesso, porta alla cattedrale di san Vito, la più grande chiesa della capitale, dove un tempo sorgeva la cappella a pianta centrale di san Vito Rotonda (929) voluta da san Vencelao, sostituita poi dalla basilica vescovile romanica dell’XI secolo con doppio coro (XI secolo).

La costruzione iniziò nel 1344 con l’imperatore Carlo IV, dapprima sotto la direzione dell’architetto francese Mathiau de Arras, che si ispirò alle coeve chiese gotiche francesi di Narbonne e Toulouse, quindi sotto quella del ceco Petr Parler dei fìgli Jan e Václav, che proseguirono l’opera secondo i dettami del gotico tedesco; dello stesso periodo il coro alto circa 40 m, il transetto e la parte inferiore del campanile. Nel 1770 alla torre campanaria alta 99 m si aggiunsero una cupola rinascimentale con balaustra e il tetto a bulbo in stile barocco di Nicola Pancassi. L’edificio fu ultimato solo nel 1929, subendo innumerevoli vicissitudini in corso d’opera. Gran parte della struttura è in stile tardogotico, le aggiunte successive sono rinascimentali e barocche. La facciata, sul lato occidentale dell’edificio, si distingue per l’enorme rosone e per i due portali bronzei del 1927.

L’interno a tre navate con transetto, fiancheggiate da sette cappelle riccamente decorate, offre uno spettacolo molto suggestivo, complice la luce che da un’altezza di quasi 33 m filtra dalle vetrate policrome realizzate fra il 1927 e il 1934. Fra le cappelle si distinguono quelle di san Venceslao che, chiusa sui quattro lati, racchiude la tomba e la statua del santo, e quella dove, sono sepolti tutti gli arcivescovi praghesi del XX Secolo. Ma lo spettacolo più sbalorditivo è offerto dagli affreschi che raffigurano scene di vita del Cristo e di san Venceslao e dalle preziose pietre dure multicolori che incorniciano i dipinti.

La cappella di san Venceslao sorse a opera di Mathieu de Arras fra il 1358 e il 1367 su una precedente cappella ro manica circolare dove fu tumulato il corpo del santo; è arricchita dal- le più belle decorazioni gotiche della città, con 1400 pietre preziose di Boemia incastonate nelle pareti; al di sopra si ammirano scene della vita di san Venceslao (1506-1509) e al centro si erge la statua policroma del santo, realizzata dalla bottega di Petr Parler nel I 1373; a uno dei battenti, a forma di testa di leone, secondo la leggenda si aggrappò Venceslao poco prima di morire; il transetto ospita una bella tribuna di epoca rinascimentale e una cappella, da cui si accede alla sala del tesoro che custodisce la corona imperiale. Si ammirano poi l’oratorio reale, la ricca , la ricca cappella e tomba di san Giovanni di Nepomuceno e il mausoleo reale. Nella sezione centrale della cattedrale, davanti al coro, sono disposte le tombe dei re di Boemia, da Carlo IV a Venceslao IV, da Giorgio di Podébrady a Rodolfo II. Il monumento funebre fu iniziato nel 1564 per il re Ferdinando Il e per la consorte Anna Jagellone e fu terminato nel 1589 sotto il regno di Rodolfo II. Nelle 13 cappelle del coro disposte radialmente 21 busti ritraggono importanti personaggi della storia del Paese e al centro la tomba imperiale conserva le spoglie di Ferdinando I e della sua famiglia. All’interno fra le sale famose si ricordano la sala di Vladislao, decorata in stile tardogotico, la stanza della cancelleria e quella del consiglio imperiale.

All’ingresso laterale della cattedrale sul lato sud, la famosa Porta d’oro, è caratterizzata da un grande portico a tre arcate con i ritratti di Carlo IV e di Elisabetta di Pomerania, da mosaici con scene storiche e bibliche e da vetrate di scuola veneziana databili al 1370. All’esterno si trovano la Grande Torre e lungo il lato orientale del terzo cortile il vecchio palazzo Reale in stile romanico che, realizzato nell’XI secolo, subì molte aggiunte durante i regni di Okatar II, Carlo IV e Vladislao I; quando gli Asburgo trasferirono la residenza reale la struttura fu adibita a uffici. L’ambiente più sontuoso è la sala di Vladislao della fine del XV secolo, lunga oltre 60 m e caratterizzata da volte tardogotiche con nervature a vista; qui si svolgevano la cerimonia ufficiale di incoronazione e i tornei dei cavalieri e dal 1934 vi è eletto il presidente della repubblica.

L’adiacente cancelleria di Boemia è legata a infausti eventi storici: il 23 maggio 1618 furono defenestrati i governatori imperiali Jaroslav Borita di Martinitz e Wilhelm Slavata di Chlum che caddero nel fossato sottostante senza riportare ferite; l’episodio segnò l’inizio della sanguinosa guerra dei trent’anni (1618-48); tre anni dopo fu firmata la condanna a morte dei principali esponenti della rivolta antiasburgica.

La camera Verde, sala delle udienze sotto Carlo IV e poi sede del tribuna- le di corte, è decorata alle pareti con stemmi della Boemia, della Moravia e dei Lussemburgo; nella sala della Dieta, con il trono e i posti a sedere per gli ecclesiastici, i funzionari, i nobili e i cavalieri, oggi presta giuramento il presidente della repubblica; infine da visitare anche la sala dei Cavalieri. Il lato orientale della cattedrale di san Vito affaccia sulla piazza di san Giorgio. All’altro lato della piazza la basilica di san Giorgio, realizzata in epoca romanica intorno al 912 da Vratislao I, è l’edificio religioso più antico di tutto il complesso del castello, ma la facciata tardobarocca è del 1670; i restauri successivi durante il secolo scorso tentarono di riportarne alla luce l’aspetto originario.

L’interno presenta una navata centrale illuminata da finestre a tribuna, un soffitto decorato con un affresco romanico della Gerusalemme Celeste e affreschi tardorinascimentali del coro raffiguranti la Vergine Maria incoronata. Vicino al coro la cappella di santa Ludmilla, patrona della Boemia, è decorata con dipinti di epoca rinascimentale.

A ridosso sorge il monastero benedettino di san Giorgio nel quale sono ospitate le collezioni di arte boema antica: il piano sotterraneo è dedicato all’arte gotica, con varie opere realizzate durante il regno di Carlo IV e quelle del maestro di Vyssy Brod, come un altare di nove tavole raffiguranti l’Annunciazione, la Natività, la Crocifissione, il Compianto, la Resurrezione, l’Ascensione, Cristo sul monte degli Ulivi, l’Adorazione dei Magi e la Discesa dello Spirito Santo; allo stesso piano si trovano una statua equestre con san Giorgio, situata originariamente nel terzo cortile, e le opere del maestro Teodorico, con cinque pitture su tavola realizzate per conto di Carlo IV e raffiguranti santa Elisabetta, san Vito, san Girolamo, san Matteo e papa Gregorio. Il piano terreno è dedicato interamente al rinascimento e alle opere del maestro di Trebon, fra le altre un lungo ciclo di immagini di santi: santa Maria Maddalena, san Girolamo, santa Margherita, sant’Egidio, santa Caterina e gli apostoli Giacomo il Giovane, Bartolomeo e Filippo.

Al piano superiore trovano spazio le collezioni di arte manieristica barocca e opere barocche e rococò. Dalla piazza, fra le mura degli Jagelloni e il monastero di san Giorgio, si diparte il cosiddetto vicolo d’oro con le casette degli orafi, abitate a inizio secolo anche da Franz Kafka nell’inverno 1916-17; secondo la tradizione dopo un primo periodo durante il quale furono abitate dalle ventiquattro guardie del castello, sarebbero state la residenza degli alchimisti medievali e rinascimentali, da cui il soprannome ‘vicolo degli alchimisti’ Le case furono costruite all’interno delle arcate del camminamento fra le torri di guardia, che in origine occupava una parte della via. Intorno al castello corre il Belvedere, fatto realizzare nella seconda metà del XVI secolo da Ferdinando I per la consorte Anna Jagellona come residenza estiva insieme al giardino in stile italiano. Alla base dell’edificio i porticati sono decorati con scene mitologiche tratte dal mondo greco, gli interni con affreschi raffiguranti scene storiche. le attrazioni, la fontana cantante del 1564, il maneggio reale e il fossato dei cervi dove i sovrani praticavano la caccia; sulla piazza antistante il castello si trovano due palazzi appartenuti un tempo a una stessa famiglia. Ii centro di Hradcany nacque nel 320 e rimase a lungo sotto la giurisdizione del castello finché i diversi centri amministrativi di Praga non furono uniti fra loro come quartieri cittadini facenti capo a un’unica amministrazione. Hracanske Náméstí sorge oggi nel centro del quartiere: in mezzo troneggia la colonna della peste, retta dagli otto santi patroni della Boemia; distrutta da un violento incendio nel 1541, fu ricostruita con begli edifici barocchi. Palazzo Schwarzenberg, sede dell’ambasciata svizzera, risale al XVI secolo ma fu rifatto in stile impero nel XIX secolo: i fitti graffiti sulle pareti esterne creano otticamente l’effetto del ‘bugnato’ sul modello degli edifici veneziani dell’epoca; gli interni sono decorati con singolari raffigurazioni di soggetto mitologico, come il Giudizio di Paride, il Ratto di Elena e la Fuga di Enea da Trota in fiamme.

Il palazzo ospita il museo di Storia militare, uno dei più completi al mondo, che illustra l’evoluzione della tecnologia militare fino alla prima guerra mondiale ed espone armi da fuoco e uniformi provenienti dai cinque continenti.

Il palazzo dell’Arcivescovado che sorge sul lato settentrionale della piazza fu donato da Ferdinando I alle autorità ecclesiasti- che in seguito alle guerre hussite. In stile rinascimentale, risale al XVI seco- lo, ma la facciata barocca fu realizzata da Jean Baptiste Mathey nel 1763-64; all’altezza del terzo piano campeggia lo stemma familiare dell’arcivescovo Antonin Petr Prichovsky accompagnato dalle statue allegoriche della Fede e della Speranza, opera di Ignaz Platzer.

L’interno dell’adiacente palazzo degli stemmi, realizzato in stile barocco da Giovanni Battista Alliprandi fra il 1698 e il 1707, ospita la ricchissima Galleria Nazionale che espone opere pittoriche provenienti da tutta Europa, dal rinascimento al secolo scorso.
All’angolo opposto della piazza, il palazzo dei granduchi di Toscana, realizzato alla fine del XVII secolo da Jean Baptiste Mathey: sulla facciata barocca furono aggiunti gli stemmi granducali, sei sta- tue allegoriche che rappresentano le arti liberali e graffiti che raffigurano scene dell’Antico Testamento.

Monastero di Strahov

Il nome del complesso è dovuto alla sua ubicazione, sopra un’altura che domina Mala Strana. Questo monastero dell’ordine dei premostratensi, fatto erigere da Vadislao Il e dal vescovo di Olomouc Jindrich Zdik nel 1140, dopo l’incendio del 1258 fu ricostruito in stile gotico e incluso nella cinta muraria cittadina nel 1360 da Carlo V. Sotto gli abati Jan Lohel, Kaspar di Questenberk e Kryspin Fuck, che lo ampliarono e modificarono secondo il gusto rinascimentale, raggiunse il suo massimo splendore.

Distrutto nella guerra dei trent’anni (1618-48) fu nuovamente ricostruito e dotato della sala Teologica, di una biblioteca, quindi trasformato secondo lo stile barocco sotto la guida dell’architetto J.B. Matthey fra il 1682 e il 1689 e abbellito con giardini e frutteti. I danni subito durante la guerra di successione austriaca richiesero ingenti lavori e portarono alla costruzione della neoclassica sala Filosofica.

L’ingresso sulla via Dlabacov si offre con un portale in stile barocco fiancheggiato da una bella statua di san Norberto. Nel cortile del monastero si trova la cappella di san Rocco, fatta erigere da Rodolfo Il in seguito alla peste del 1599, e dietro la colonna di san Norberto, fondatore dell’ordine, la chiesa di Santa x Maria Assunta, con interno barocco e arredi dei XVIII secolo: i cartigli di stucco di M.I. Palliardi contengono immagini della Madonna di J. Kramolin e I. Raab, l’altare maggiore di J. Lauermann è ornato da un rilievo di Ignaz Platzer. Attigui alla chiesa sono gli edifici del monastero, in gran parte risalenti all’epoca romanica, che fino al 1992 hanno ospitato il museo della Letteratura Ceca.

Al museo apparteneva la biblioteca Monastica storica dello Strahov, ora tornata di proprietà dell’ordine, arricchita negli anni Sessanta dall’archivio letterario del museo Nazionale. Il patrimonio della biblioteca è formato dalla sala Teologica, dalla sala Filosofica e dal Museo della Letteratura Ceca che raccoglie circa 5000 manoscritti, 2500 incunaboli e carte geografiche antiche.

La copertura a botte della barocca sala Teologica è stata stuccata e dipinta negli anni 1723-27 dal monaco S. Nosecky con scene ispirate all’opera De typho generis umani (1670-79) dell’abate H. Hirnheim. 125 affreschi del ciclo simboleggiano la ricerca della Saggezza con l’aiuto dall’amore per la Letteratura e la Scienza; nel vano di una finestra, l’autoritratto dell’artista. Al centro della sala sono esposti antichi globi terrestri e celesti, alcuni del cartografo olandese W Blaeu (1571-1638). La sala Filosofica è stata allestita nell’ala neoclassica aggiunta negli anni 1782-84 da I. Palliardi. Alle pareti, pregiati scaffali di legno provenienti dal monastero di Louka nella Moravia; al soffitto un grande affresco allegorico di EA. Maulpertsch illustra la Storia spirituale dell’umanità (1724-96). Il monastero di Strahov vanta una pinacoteca di opere gotiche, esempi di arte rudolfina, pitture barocche e rococò, dipinti della prima metà dell’Ottocento.

Santuario di Loreto

Il santuario di Loreto è il più importante luogo di pellegrinaggio del Paese. Il culto della Madonna di Loreto nacque in Italia intorno alla metà del XV secolo e si diffuse con il tempo in tutta Europa: secondo la tradizione la casa ,il Nazareth, nella quale visse la Vergine e dove l’arcangelo Gabriele annunciò a Maria la prossima nascita del Cristo, nel 1294 fu trasportata in volo dagli angeli in Italia a Loreto, cittadina marchigiana presso Porto Recanati, per sfuggire agli attacchi dei pirati saraceni. A imitazione del luogo e della basilica che vi fu costruita, in epoca controriformista e sull’onda di un rinato culto mariano anche in Boemia si diffusero i santuari. Il più famoso fu edificato a Praga nel 1626 in piena epoca barocca per Volere della principessa Benigna Katarina di Lobkovic, il cui stemma marmo rosso fu issato di sopra del portale.

La facciata fu ampiamente rifatta nel 1721 secondo i disegni degli architetti Christoph e Kilian Ignaz Dietzenhofer che la arricchirono con cherubini e statue i stile barocco raffiguranti san Giovanni Nepomuceno, san Francesco e sa t’Antonio. Il campanile a cupola nel 1694 fu arricchito dal complesso carillon dell’olandese Peter Naumann costituito da 27 campane, acquistate ad Amsterdam dal mercante Eberhard von Glauchau; il complesso campanario nella stagione estiva suona una melodia dedicata alla Madonna.

Il chiostro porticato circonda il cortile con le sue due fontane realizzate n 1739-40 che rappresentano l’Assunzione e la Resurrezione; le arcate hanno volte affrescate, altari lignei barocchi, cappelle e confessionali. Delle sette cappelle interne si ricordano quelle dedicate a san Francesco a sant’Antonio, costruite nei primi anni del X’VIII secolo dall’architetto Christoph Dietzenhofer e dallo scultore M.W. Jáckel; particolare la cappe la dedicata a santa Liberata (che secondo la leggenda si sarebbe fatta cresce re la barba per scampare a un matrimonio) con un cortile interno al centro dei quale sorge la Santa Casa, opera di architetti e scultori italiani, risalente al 1626 e copia della versione originale italiana a Loreto. Il progetto è di Giovanni Battista Orsi da Corno ch la portò a termine nel 1631, le sculture e i bassorilievi esterni con scene di vita della Vergine e dei profeti sono opera di G. Agosta, G.B. Colombo e G.B. Cometa. All’interno s ammirano un ciclo di affreschi dedicati a Maria, un altare d’argento e un Madonna in legno di tiglio con corona d’argento.

La basilica, in stile barocco, fu iniziata da Christoph Dietzenhofer e por tata a termine dal figlio Kilian. L’interno, arricchito da sculture e da un maestro affresco al centro del soffitto raffigurante la Natività. Il primo piano del chiostro, realizzato attorno alla metà del XVIII secolo, ospita il tesoro del santuario, recentemente restaurato, che offre una raccolta – forse la più ricca del Paese – di paramenti e oggetti sacri del XVIII secolo: ostensori – fra i quali uno di perle decorato da 266 diamanti; uno in argento dorato arricchito da oltre 6000 diamanti, realizzato nel 1699 sul modello a raggiera del Bernini conservato nella basilica di san Pietro; uno in argento ad anello incastonato di diamanti, rubini, perle e smeraldi – oggetti liturgici, reliquiari, corone, messali e un ricco carillon costituito da 27 piccole campane simile a quello della torre campanaria.

A fianco del santuario presso l’angolo sud-occidentale dell’antistante piazza di Loreto, creata nel 1703 con la demolizione di un gruppo di edifici, si trova il palazzo Cernin, dal 1934 sede del ministero degli esteri. Il palazzo fu costruito nella seconda metà del XVII secolo per volere dell’ambasciatore imperiale a Vienna su progetto di Francesco Caratti, che si ispirò agli edifici palladiani in Italia. Presenta una facciata lunga circa 150 m movimentata da una trentina di enormi semicolonne e capitelli a mascheroni, con un giardino e una lunga scalinata decorata da un affresco raffigurante La caduta dei Titani, realizzato nel 1718 da Wenzel Lorenz Reiner. Gravemente danneggiato durante l’occupazione francese della città, fu restaurato con l’aggiunta di un’orangerie in stile rococò fra il 1744 e il 1749.

Vysehrad

Il nome di questa rocca sulla riva destra della Moldava, dove fu fondata la città secondo la leggenda, significa letteralmente ‘castello alto’: qui la figlia del leggendario capostipite della tribù locale, la principessa Libuse, attraverso la visione di una splendida città che lambiva entrambe le rive del fiume avrebbe previsto la futura gloria di Praga. Gli scavi archeologici testimoniano una frequentazione molto antica e la fondazione di un accampamento fortificato nel X secolo.

Vysehrad divenne residenza reale nel 1085 con Vratislav II e nei secoli successivi il suo prestigio e il suo valore artistico, grazie soprattutto alle decorazioni realizzate nei luoghi di culto, crebbero di pari passo con l’interesse e l’attenzione dei personaggi che si avvicendarono al potere. Sotto Carlo IV ebbe un notevole impulso, diventando un forte di pietra con mura collegate alla nuova città di Praga nonché il punto di partenza della processione per l’incoronazione del re. Dopo essere stata rasa al suolo durante le guerre hussite del XV secolo,nel 1654 Vysehrad fu trasformata in una cittadina difensiva barocca e oggi, pressoché inalterata salvo che per l’armeria distrutta da un’esplosione in corrispondenza dell’attuale giardino espositivo, ospita le tombe dei padri della patria.

Si accede alla rocca presso la porta Tabor e la porta di Leopoldo I oltre quale si erge la Rotonda di san Martino, realizzata in stile romanico alla fine dell’XI secolo. Nel parco si estende nell’area centrale della rocca sono esposte numero e si trovano la chiesa dei santi Pietro e Paolo e il grande Cimitero nazionale che sostituì il camposanto rurale e dove sono sepolti alcuni dei eminenti personaggi della storia culturale del Paese. Opera di grande valore artistico, il cimitero è perfettamente inserito nella cornice naturale e con le sue sculture funerarie e il Pantheon testimonia lo sviluppo del gusto, delle tecniche e dell’arte ceca dalla metà dell’Ottocento ai tempi moderni.

Sinagoga Vecchia-Nuova

Alla confluenza tra via Maislova e via Parizská si trova la sinagoga più antica d’Europa, che risale al XII secolo ed è tuttora il principale edificio di culto della comunità ebraica di Praga. La parte originaria dell’edificio, utilizzata anche per funzioni civili, è la sala meridionale in stile protogotico, alla quale furono aggiunti nel secolo successivo una sala a due navate con una volta a cinque nervature e nei secoli XWII e X-VIII il matroneo, ovvero la parte della sinagoga riservata alle donne.

E’ caratterizzata all’esterno da una facciata con un grande timpano a gradoni e da un portale con la raffigurazione di un albero della vite con quattro rami che simboleggiano i quattro fiumi del Paradiso; all’interno si notano un grande vessillo donato alla comunità da Carlo IV nel 1358 e una bandiera che Ferdinando diede alla comunità come ringraziamento per la difesa della città in occasione dell’assedio svedese nella guerra dei trent’anni; nel 1716 Carlo VI donò un vessillo rosso con la stella di David a sei punte, raffigurato anche sul gonfalone della città a fianco del grande leone boemo. Lungo il lato orientale della sinagoga il santuario della Torah, con un altare separato da un cancello del XV secolo, custodisce i cinque rotoli del Pentateuco.

Fra le tante leggende legate alla sinagoga, il secondo nome Altneusynagoge deriverebbe dal vocabolo ebraico altnai, ‘a condizione che’: gli angeli avrebbero portato a Praga le pietre per la costruzione della sinagoga prendendole dalle rovine del tempio di Gerusalemme, a condizione che fossero restituite quando il Messia fosse tornato per riedificare il tempio. Un’altra leggenda narra invece che nella soffitta della Staronová synagóga si trovino i resti del mitico Golem, l’enorme fan- toccio in argilla creato nel 1580 dal rabbino Rabbi Lów. il parco accanto alla sinagoga ospita una statua di Mosè realizzata fra il 1872 e il 1941.

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